Ludovica Chiappini

Dai 21 anni in poi ho iniziato a studiare e lavorare in diversi Paesi — tra Europa, Cina, Canada e Stati Uniti.

Vivere fuori dall’Italia mi ha insegnato a guardare il mondo con lenti colorate da culture e prospettive differenti. Ho capito che il mio mondo era soltanto uno tra molti possibili, che l’Italia era un Paese fra gli altri. Eppure le radici non mi hanno mai abbandonato: anzi, con il tempo sono diventate più forti.
Dopo sette anni all’estero ho sentito un senso di responsabilità per il mio Paese! Quando intervenivo nelle scuole francesi per parlare di diritti umani e per promuovere tolleranza e democrazia, mi sono chiesta: “Perché non portare lo stesso impegno anche in Italia? In fondo, se non mi attivo io, che sono italiana, a contribuire al bene del mio Paese, chi dovrebbe farlo? E se non siamo noi, generazioni di cittadini europei che hanno beneficiato del privilegio di far parte dell’Europa, a prendercene cura, chi altri lo farà?”
Il confronto con gli altri Paesi è stato prezioso: mi ha permesso di guardare l’Italia con occhi nuovi, di capire con maggiore chiarezza cosa funziona e cosa invece continua a non funzionare. So che molti italiani all’estero provano lo stesso sentimento — il desiderio di tornare — ma pochi riescono davvero a trasformarlo in azione. Tornare in Italia oggi, infatti, è un privilegio che non tutti possono permettersi.
In Francia, osservando la forza delle associazioni e il loro ruolo nel mantenere viva la partecipazione civica, ho compreso quanto questa energia fosse un elemento fondamentale di democrazia. E ho capito, al tempo stesso, quanto questa dimensione fosse fragile e mancante in Italia. Da lì la convinzione: è urgente riaccendere anche da noi quella forza di partecipazione senza la quale non può esistere una comunità viva né una politica che sia davvero
nostra.
Con questo spirito ne ho parlato, sapendo della sua sensibilità ed esperienza politica, con Rita, che avevo incontrato durante un evento internazionale nella terra natale che ci accomuna. È stata lei a parlarmi di EuropaForum. Fin dal primo momento ho sentito che era lo spazio ideale per trasformare un desiderio personale in un impegno collettivo.
EuropaForum, per me, rappresenta la possibilità concreta di ricostruire un tessuto di partecipazione civica che considero la forma più pura di politica: contribuire insieme a un’Italia più aperta, europea, protagonista e partecipe. È uno spazio dove affrontare i temi che toccano la nostra vita quotidiana, rifletterci insieme e cercare soluzioni. È la materializzazione di quella democrazia che va protetta e nutrita, ed è anche il luogo della tolleranza: verso il diverso, verso le altre culture e verso gli altri Paesi. Perché con l’idea che “uno sia migliore dell’altro”, non si costruisce alcun futuro.


Ludovica Chiappini
Esperta di Sostenibilità e Ricercatrice in Politiche di Sviluppo Sostenibile.
Revisiona e guida le organizzazioni nell’adozione di pratiche responsabili generatrici di valore per l’ambiente e per la società. Valuta l’impatto sociale e ambientale delle politiche.

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