Maria Squarcione

All’indomani delle elezioni regionali del Lazio, nel febbraio del 2023, Rita Padovano e io abbiamo deciso non solo di riflettere insieme sui risultati politici e sulle ragioni di una sconfitta delle forze democratiche progressiste, ma di agire di conseguenza. Abituate come siamo a interessarci di politica, abbiamo sperimentato sorprendenti affinità intellettuali ed esperienziali, pur provenendo da tradizioni politico-culturali diverse, laico-socialista la mia, cattolico- democratica la sua. In questa conversazione continuamente interrotta e ripresa per mesi, abbiamo trovato numerosi punti di convergenza nelle molteplici analisi e discussioni, svolte nei pomeriggi davanti a un caffè, nelle serate telefoniche, di persona durante gli intervalli di pranzo. Analisi che hanno tutte trovato un concorde punto di caduta, cioè l’impellenza di assegnare una dimensione fattuale alle parole, per dare voce a quell’inespresso desiderio di partecipazione e confronto del mondo civico che ambedue, separatamente, abbiamo intercettato in occasione delle ultime campagne elettorali, alle quali abbiamo partecipato in qualità di candidate: Rita in quella regionale del Lazio, io in quella comunale di Roma nel 2021. Per farlo, abbiamo immaginato l’uso di uno strumento consolidato, ma “piegato” ad una funzione di vera disintermediazione nei confronti del mondo politico e civico, tutto a favore di un metodo orizzontale e inclusivo: un Forum. Ambedue forti di una lunga esperienza personale, fatta anche di un passato di militanza politica attiva, ci è stato subito chiaro quanto fosse necessaria la promozione di un’azione politica, culturale ed etica, che si discostasse però dalle esperienze che, per avventura biografica, ambedue avevamo già vissuto in partiti differenti e spesso ideologicamente distanti. Abbiamo così sperimentato una possibile sinergia sul piano valoriale, in relazione ai principi di giustizia sociale, di laicità delle istituzioni democratiche, di riformismo progressista. Sentivamo di dover intraprendere un percorso e un impegno che ci inducesse all’elaborazione di contenuti, ma soprattutto favorisse l’individuazione di un metodo efficace, in grado di intercettare l’interesse, generare consenso, stimolare la partecipazione. Beninteso, non abbiamo mai pensato di essere né le prime, né le uniche: in fondo queste sono le finalità di qualsiasi liturgia partitica o dei numerosi movimenti d’opinione, che abbiamo visto avvicendarsi nel panorama politico italiano, con alterne fortune. Ma fin da subito abbiamo sentito l’urgenza e avuto l’ambizione di individuare due confini alla nostra azione: la Costituzione italiana da una parte, l’Europa e le sue istituzioni dall’altra, a fronte dell’assoluta sperimentalità del nostro progetto, svolto in totale autonomia rispetto a qualsiasi forza politica o associazione civica. Insieme ad una solida coscienza di genere, questi sono i riferimenti che ci hanno guidato e che ci guidano tuttora, nell’individuazione dei temi e nella gestione delle riunioni che abbiamo promosso. Ecco, dunque, il metodo del Forum e le sue ragioni: un confronto orizzontale, inclusivo, competente, libero, aperto, condiviso, in una prospettiva europea e costituzionale, sui temi più importanti del nostro presente, con la coscienza del nostro passato e delle diverse identità, per la costruzione del futuro. Il risultato di questo impegno è un mix di formazione partecipata, di testimonianza, di proposta politica. Nasce così, da giugno del 2023 fino ad oggi, un luogo di dibattito, di cui questa pubblicazione testimonia e sintetizza i risultati sulle questioni che abbiamo affrontato:

Il lavoro, la conoscenza, le istituzioni europee, la laicità, l’energia, le migrazioni.

Per ragionare su questi e altri “fondamentali” della nostra società, abbiamo chiamato illustri testimoni: Lapo Pistelli, che ci ha parlato delle politiche energetiche internazionali; Enrico Letta, che ci ha presentato il suo libro, sui temi europei; Dario Franceschini, con il quale parleremo a breve del suo evocativo romanzo-saggio. A parte queste ed altre occasioni “monografiche” – lecite eccezioni che speriamo di replicare – lo stile dialogico, dovuto alla compresenza di più relatori, è stato predominante nella struttura dei nostri incontri, diventando la cifra di EuropaForum, insieme alla presentazione iniziale del tema oggetto dell’incontro e a una discussione finale libera, ma programmata che coinvolge chiunque lo desideri del pubblico, presente e remoto. Questo ci ha permesso di parlare con più interlocutori contemporaneamente e di assumere così informazioni e punti di vista diversi, alcuni più tecnici, altri più politici, altri ancora teorici. La ricchezza di questo parterre e la pluralità delle voci coinvolte sono state probabilmente tra i fattori di successo dei nostri incontri, certificato dalle numerose presenze, in una sala sempre piena, e dall’interesse da più parti testimoniato. Ospite fisso è stato l’on.le Bruno Tabacci, che ci ha seguite con partecipazione fin dagli esordi, ma sono intervenuti noti professori universitari, come Paolo De Nardis o Gianluigi Rossi; intellettuali, come Albertina Soliani o Daniela Brancati; rappresentanti delle istituzioni, come la già prefetta Iolanda Rolli; personale politico, come Silvia Costa, Vincenzo Amendola, Alessio D’Amato, Elena Bonetti, Vincenzo Spadafora; e ancora persone provenienti dal mondo cattolico, come padre Albanese o del volontariato, della cultura, del giornalismo, del sindacato, dell’impresa, della ricerca, dell’associazionismo.

Confrontarsi su argomenti importanti per la vita di ognuno di noi, i cui principi sono fissati nella nostra Costituzione, con un’apertura ed un respiro europeo, insieme a relatori qualificati, noti e meno noti, in un clima generale di ascolto e di reciproco riconoscimento, sono sicura che abbia fatto crescere noi promotrici e il nostro pubblico, fatto di cittadini interessati, attenti, molti dei quali giovani. Ma ha sicuramente contribuito anche a illuminare un piccolo/grande spaccato di società (ed umanità), pronto a interessarsi alla cosa pubblica, che non ha rivendicazioni da proporre o posizioni da pretendere. Semplicemente è qua con noi, partecipa, si interessa, si confronta liberamente e gratuitamente, perché orientato al cambiamento e al progresso democratico.

Ciò non toglie che la nostra ambizione è e rimane quella di partecipare attivamente alla vita politica e democratica del nostro Paese, mettendo a sistema i contenuti già emersi e che emergeranno dai nostri dibattiti, in una sorta di “piattaforma programmatica”, a disposizione di eventuali interlocutori politici o

trasformandola in singoli progetti di legge di iniziativa popolare. Una prospettiva che risponde all’attualità di questo Forum che, pur non essendo un vero e proprio think tank, in quanto assente quel carattere strutturato, tipico di un’organizzazione di ricerca, assolve però, “dal basso”, alla medesima funzione di analisi di questioni complesse, per proporre idee innovative. Inoltre, come già anticipato, favorisce un contatto diretto e, appunto, disintermediato con i decisori politici, svolgendo una rara (per quanto ci risulta, ancora oggi) funzione di agorà, libera e aperta ai contributi di chi partecipa, anche grazie ai canali social. La parallela attività editoriale, che con questa pubblicazione inauguriamo e che speriamo di alimentare nei prossimi anni, ci aiuterà a testimoniare dell’attività di EuropaForum. Altresì ci auguriamo diventi occasione anche per la diffusione di questa iniziativa che, pur del tutto sperimentale, vuole contribuire a erodere, anche poco, ma speriamo molto, quel muro di delusa indifferenza che ha portato la nostra Italia da una partecipazione al voto che superava il 90% dell’affluenza negli anni Cinquanta, al 64% delle ultime politiche del 2022, la percentuale di elettori più bassa di sempre.

Per non concludere, voglio qui ricordare l’ammonimento di Norberto Bobbio, secondo il quale la democrazia è un sistema fragile, che vive della tensione continua tra ciò che promette e ciò che riesce a mantenere. In questa tensione si inserisce il lavoro di spazi come il nostro Forum, che vuole contribuire alla formazione di una solida cultura civica e alla costruzione di un’opinione pubblica consapevole e, perché no, educata, informata e critica. Nella crisi delle democrazie contemporanee, tornano attuali le parole di Pietro Calamandrei, per il quale la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare. Questo Forum nasce proprio dalla volontà di non attendere passivamente il venir meno dell’ossigeno democratico, ma di intervenire per alimentarlo con idee, dialogo e azioni concrete.

Tenendo presente l’esempio di Aldo Moro, per il quale la democrazia si costruiva insieme, giorno per giorno, con il dialogo e il rispetto delle diversità, rivendichiamo l’efficacia del metodo inclusivo ed orizzontale che sperimentiamo nel nostro Forum. Ma è nel ricordo di Sandro Pertini, secondo il quale non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà, squarcione che accogliamo il suo invito all’azione concreta per il progresso della società contemporanea e per la costruzione di un futuro equo e democratico, da lasciare in eredità alle generazioni che verranno.

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Maria Squarcione

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